Il Monastero di Sant'Elia il Vecchio

Nel precedente racconto pubblicato in questa rubrica ci siamo recati nel comune di Curìnga in visita alle celebri terme romane site nella frazione Acconia. Nel sito abbiamo apprezzato la caratteristica messa in opera dei mattoncini in cotto e la complessa articolazione degli ambienti che componevano la struttura; abbiamo approfondito la conoscenza del funzionamento dei bagni di epoca romana e di quelle parti della struttura che si sono meglio conservate. 

Con il racconto di oggi proseguiamo il nostro viaggio nel tempo in questo interessante comune del catanzarese spostandoci dai ruderi delle terme di periodo romano ai resti di un impianto monastico medievale.

Per raggiungere il monastero bisogna superare l'abitato moderno di Curìnga e percorrere la strada che conduce a San Pietro a Maida fino a incappare in un pannello che segnala l'arrivo a destinazione. Risalendo una ripida stradina si giunge dinanzi ai ruderi del monastero di Sant'Elia, imboccando invece un sentiero in terra battuta dall'altra parte della strada è possibile raggiungere un Platano millenario maestoso nell'imponente mole e suggestivo come un racconto fiabesco.     

L'utile pannellistica riporta che la struttura del monastero fu edificata in epoca normanna nell'XI secolo e che fu citata per la prima volta in un documento del 1062. Sebbene il luogo in cui il monastero è stato eretto non offra un affaccio da favola come molti altri edifici eremitici in Calabria, è comunque possibile avere da questo sito una visione di insieme di parte del territorio: si scorge infatti il borgo di Curinga, la linea di costa e una profonda vallata ai cui piedi scorre la fiumara Turrina.

L'elemento architettonico meglio conservato, e anche più rappresentativo del complesso, è il sancta sanctorum: un vano a pianta quadrata coronato da una cupola in ottimo stato di conservazione. Nella sommità della cupola si apre un oculus e alla sua base, per tutta la circonferenza, corre un fregio con decorazione a treccia. Nelle pareti occidentali e orientali si trovano due finestre: una superiore di forma quadrangolare e una inferiore di forma rettangolare.   

Particolare Sancta Sanctorum
Particolare Sancta Sanctorum
Particolare Sancta Sanctorum
Particolare Sancta Sanctorum

Sull'asse esterno della facciata principale è ancora riconoscibile il profilo di un arco che univa il sancta sanctorum con la chiesa, di quest'ultima però sono visibili solo le creste dei muri perimetrali. Sopra l'ingresso c'è uno stemma probabilmente appartenente alle famiglie Loffredo e Caracciolo. Secondo l'archeologo Francesco Cuteri lo stemma e le decorazioni interne della cupola daterebbero il sancta sanctorum al XVII secolo. Si tratta, quindi, di un elemento strutturale aggiunto ben dopo rispetto al primo nucleo del complesso monastico.

A Sud-Est rispetto al sancta sanctorum si sviluppano una serie di ambienti pertinenti al monastero e alla vita dei frati con vani destinati alla raccolta di derrate e alla lavorazione. Il monastero presentava anche un piano superiore, presumibilmente adibito a dormitorio, di cui rimangono ben poche tracce come alcuni gradini, leggibili a fatica fra i ruderi e l'alta vegetazione, e il raddoppio dei muri portanti.

curinga monastero sant'elia il vecchio
curinga monastero sant'elia il vecchio

L'occupazione del monastero si interruppe una prima volta dopo l'evento sismico del 1578. Successivamente si stanziarono i monaci carmelitani che vi rimasero fino al 1783, data nota alle cronache a causa di un altro tremendo terremoto che sconquassò la Calabria tutta.

Ancora oggi il monastero di Sant'Elia è coinvolto nella vita della comunità di Curìnga. Il 15 luglio, in occasione della festa della Madonna del Carmelo, la statua della Vergine è portata in processione dal paese fino al monastero dove arriva in tarda notte. Il sito ritorna, così, a rivivere per una notte animato dall'icona della santa, dai fedeli in processione e dalle famiglie semplicemente desiderose di rinnovare la memoria del passato in una cornice davvero suggestiva. In tal senso Curìnga ci ha impartito una lezione davvero importante. 

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Esplorando dietro casa